Pubblicato il Marzo 15, 2024

Ottenere la Dichiarazione di Conformità (DiCo) non garantisce un impianto funzionale nel lungo periodo; è la conseguenza di scelte tecniche intelligenti fatte a monte per evitare costi nascosti e pericoli.

  • Le decisioni sui materiali (es. rame vs multistrato) e sul dimensionamento (es. carichi futuri) creano un “debito tecnico” che si paga con guasti e inefficienze.
  • Errori apparentemente piccoli, come una traccia in un pilastro o un impianto di terra obsoleto, possono compromettere la stabilità e la sicurezza dell’intera abitazione.

Raccomandazione: Adotti una “visione d’impianto” strategica prima di iniziare i lavori, analizzando i carichi futuri e l’integrità strutturale, anziché considerare la DiCo un mero pezzo di carta da ottenere alla fine.

Ha trovato la casa giusta, un immobile degli anni ’80 con un grande potenziale, pronto per essere trasformato nel suo spazio ideale. Il progetto di ristrutturazione è entusiasmante, ma c’è una linea sottile che separa un investimento di successo da un pozzo senza fondo di spese impreviste. Questa linea è tracciata dagli impianti: il sistema nervoso e circolatorio della sua futura casa. Tutti le parleranno di normative, del DM 37/08, della necessità di affidarsi a un tecnico abilitato e, soprattutto, dell’importanza della Dichiarazione di Conformità (DiCo) a fine lavori.

Dal cantiere, però, le dico una cosa: la Dichiarazione di Conformità è l’ultimo atto di una partita che si vince o si perde molto prima. Si vince nelle scelte strategiche, quelle che prevengono il “debito tecnico impiantistico”, ovvero quando un risparmio apparente oggi si trasforma in un costo esorbitante domani. Un impianto può essere formalmente “a norma” ma sostanzialmente inadeguato, lasciandola con un contatore che scatta di continuo o, peggio, con problemi di sicurezza latenti. Questo non è un semplice manuale sulle regole; è una guida dal campo, che analizza i punti critici dove si commettono gli errori più comuni e costosi, quelli che nessun pezzo di carta potrà mai sanare a posteriori.

Per affrontare una ristrutturazione con la consapevolezza di un direttore dei lavori, è fondamentale analizzare in dettaglio le decisioni cruciali che determinano la qualità, la sicurezza e il valore futuro del suo immobile. L’articolo che segue è strutturato per guidarla attraverso questi passaggi chiave.

Multistrato o rame: quale materiale garantisce zero perdite per i prossimi 30 anni?

La scelta del materiale per le tubazioni idrauliche è uno dei primi “punti di non ritorno” in una ristrutturazione. Non è solo una questione di costi iniziali, ma di affidabilità a lungo termine. Il rame è da sempre sinonimo di durata e resistenza, mentre il multistrato rappresenta una soluzione più moderna e versatile. La decisione non deve essere presa alla leggera, perché una perdita occulta tra dieci anni costerà dieci volte di più di quanto risparmiato oggi sul materiale.

Il rame offre una longevità eccezionale e una resistenza superiore a pressione e temperature elevate, rendendolo una scelta privilegiata in contesti di pregio o quando si cerca la massima tranquillità. Il multistrato, d’altro canto, combina la flessibilità della plastica con la resistenza dell’alluminio, è più economico e ha un’ottima resistenza al calcare. La vera differenza, però, la fa la posa in opera: un impianto in rame con giunzioni realizzate a regola d’arte è virtualmente eterno. Un esempio concreto è la sostituzione di vecchie tubazioni in ferro in un palazzo storico milanese del 1920, dove la scelta del rame, unita a una posa che minimizzava i giunti, ha garantito zero perdite a distanza di anni, confermando la sua superiorità in termini di durata.

Per avere un quadro chiaro, analizziamo le differenze tecniche principali. La scelta dipenderà dal budget, dal contesto e, soprattutto, dalla visione a lungo termine che ha per il suo immobile.

Confronto completo tra tubazioni in rame e multistrato
Caratteristica Rame Multistrato
Durata stimata 50-100 anni 30-50 anni
Resistenza pressione Fino a 300 bar 10-16 bar
Temperatura massima 200°C 90-95°C
Costo materiale 4-7 €/metro 1-3 €/metro
Resistenza calcare Buona (superficie liscia) Ottima (non metallica)
Certificazione acqua potabile DM 174/2004 DM 174/2004
Manutenzione Minima Media (guarnizioni)

In definitiva, se il suo obiettivo è la massima affidabilità e la valorizzazione dell’immobile nel tempo, il rame rimane la scelta più sicura. Se invece il budget è il fattore principale, il multistrato è un’alternativa valida, a patto di affidarsi a un installatore esperto che curi ogni giunzione in modo maniacale.

Come prevedere i carichi per induzione e auto elettrica senza far saltare il contatore ogni sera?

Stiamo entrando nell’era dell’elettrificazione. Piani a induzione, pompe di calore, wallbox per la ricarica dell’auto elettrica: sono tutte scelte che migliorano l’efficienza e il comfort, ma che mettono a dura prova un impianto elettrico dimensionato secondo logiche del passato. L’errore più comune è rifare l’impianto senza una “visione d’impianto” futura, ritrovandosi con il classico contatore da 3,3 kW che scatta non appena si accendono due elettrodomestici potenti contemporaneamente. Non è un’ipotesi remota: secondo i dati ARERA, già il 19% delle famiglie italiane ha aumentato la potenza contrattuale.

Prevedere i carichi futuri è un’azione strategica. Prima di far passare i cavi, bisogna calcolare il fabbisogno massimo teorico: a un impianto base si sommano i circa 7 kW di un piano a induzione e i 3-7 kW di una wallbox. Questo calcolo porta quasi sempre alla necessità di richiedere un aumento di potenza a 4,5 kW o, più realisticamente, a 6 kW. L’adeguamento del contratto e del contatore ha un costo, ma è un investimento irrisorio rispetto al disagio di un impianto sottodimensionato o ai costi per intervenire a posteriori.

Sistema di controllo carichi elettrici installato in quadro elettrico domestico

Una soluzione avanzata, visibile nell’immagine, è l’installazione di un sistema di gestione dei carichi. Questo dispositivo intelligente monitora il consumo istantaneo e, in caso di sovraccarico, scollega temporaneamente gli elettrodomestici non prioritari (es. lo scaldabagno) per evitare lo scatto del contatore principale. È la soluzione ideale per massimizzare l’uso dell’energia disponibile senza rinunciare al comfort e senza dover necessariamente passare a potenze contrattuali molto elevate.

Ignorare questa fase di pianificazione significa condannarsi a compromessi quotidiani o a costosi interventi successivi. Un impianto elettrico moderno non è solo una questione di sicurezza, ma di funzionalità e adattabilità alle nuove tecnologie.

Bagno spostato o secondo bagno: come garantire la pendenza dello scarico senza gradini?

Spostare la cucina nella zona giorno o creare un secondo bagno sono tra le modifiche più desiderate in una ristrutturazione. Ma c’è un nemico invisibile che può trasformare questo sogno in un incubo: la gravità. Lo scarico del WC necessita di una pendenza minima costante (tra l’1% e il 2%) per funzionare correttamente ed evitare ingorghi. Se la colonna di scarico condominiale è troppo lontana, ottenere questa pendenza senza creare antiestetici e scomodi gradini nel pavimento diventa una sfida ingegneristica.

La soluzione tradizionale consiste nel realizzare una traccia nel massetto di sottofondo. Tuttavia, se lo spessore non è sufficiente, si è costretti a sopraelevare il pavimento del bagno, creando un gradino. In casi estremi, alcuni installatori improvvisati arrivano a ridurre la pendenza, condannando l’impianto a problemi cronici. Soluzioni alternative e più moderne esistono, come le pompe con trituratore (es. Sanitrit), che permettono di installare un bagno quasi ovunque, pompando le acque reflue anche in orizzontale o in verticale. Per interventi su impianti esistenti senza demolizioni, esiste anche la tecnica del relining, che ricostruisce il tubo dall’interno, come dimostrato in un intervento su un condominio a Roma dove si è evitato di rompere pavimenti e strutture.

Indipendentemente dalla soluzione tecnica, qualsiasi modifica alla distribuzione interna che coinvolge gli impianti richiede una precisa procedura burocratica. È qui che si annida un altro potenziale imprevisto. Procedere senza le corrette autorizzazioni comunali (CILA o SCIA) può portare a sanzioni e all’impossibilità di vendere l’immobile in futuro. Ecco perché la gestione dei permessi è un passaggio cruciale.

Piano d’azione per la pratica edilizia del nuovo bagno

  1. Incaricare un tecnico: Affidarsi a un geometra, architetto o ingegnere per la gestione della pratica.
  2. Verifica di fattibilità: Il tecnico deve controllare la fattibilità strutturale e impiantistica dello spostamento.
  3. Redazione elaborati: Preparare i disegni con lo stato di fatto (ante) e lo stato di progetto (post).
  4. Presentazione pratica: Compilare e presentare la CILA (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata) se non si toccano parti strutturali, o la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) se si interviene su solai o murature portanti.
  5. Aggiornamento catastale: Entro 30 giorni dalla fine dei lavori, aggiornare la planimetria catastale per riflettere le modifiche.

Un bagno funzionale e a norma non dipende solo dai tubi, ma da una progettazione integrata che consideri pendenze, normative e burocrazia fin dal primo schizzo.

L’errore di tagliare i pilastri per passare i corrugati che compromette la stabilità della casa

Questo è l’errore più grave che vedo sui cantieri, quello che mi fa gelare il sangue. Per risparmiare pochi metri di tubo o per pigrizia progettuale, si decide di creare una traccia per il passaggio di impianti (corrugati elettrici, tubi idraulici) all’interno di un elemento portante, come un pilastro o una trave in cemento armato. Questa pratica è un attentato alla stabilità dell’edificio. Tagliare un pilastro significa intaccare la sua sezione resistente e, peggio ancora, tranciare le barre di armatura interne, il vero scheletro che sorregge i carichi della struttura.

Le conseguenze possono non essere immediate, ma si manifesteranno nel tempo sotto forma di crepe, cedimenti o, in caso di evento sismico, di un potenziale collasso localizzato. Non è un’esagerazione, ma una cruda realtà fisica. Un professionista serio non lo farebbe mai, ma la fretta e l’incompetenza possono portare a disastri.

Si vedono professionisti che aprono un solaio in latero cemento, rompono soletta, travetti per inserire tubazioni determinando PERICOLI e RISCHI di danni severi anche di stabilità dei solai

– Ingegnere strutturista, Forum tecnico BibLus 2025

Ma allora, come si fa a far passare gli impianti? Esistono soluzioni alternative, pulite e sicure che un buon progettista deve prevedere. La più comune è l’utilizzo di controsoffitti in cartongesso, che creano uno spazio tecnico ispezionabile per il passaggio di tubi e cavi. Un’altra opzione, visibile nell’immagine, è l’uso di canaline e battiscopa tecnici che corrono lungo le pareti, integrandosi nel design o diventando esse stesse un elemento di stile industriale. In fase di ristrutturazione pesante, si possono anche creare cavedi tecnici verticali o fasce ribassate lungo i corridoi. Sono soluzioni che richiedono una pianificazione iniziale e forse un piccolo compromesso estetico, ma che preservano l’integrità della cosa più importante: la struttura della sua casa.

Soluzioni alternative per il passaggio di corrugati elettrici preservando l'integrità strutturale

La sicurezza non è negoziabile. Qualsiasi “scorciatoia” che intacca un elemento portante è un punto di non ritorno che invalida non solo la conformità, ma il valore stesso dell’immobile.

Quando un impianto di terra vecchio diventa pericoloso per i tuoi elettrodomestici smart?

Quando si parla di sicurezza elettrica, molti pensano all’interruttore differenziale, il “salvavita”. Ma il salvavita, per funzionare correttamente, ha bisogno di un complice fondamentale: un efficiente impianto di messa a terra. Questo sistema, costituito da un dispersore nel terreno e da un conduttore che collega tutte le masse metalliche dell’edificio, ha il compito di disperdere a terra eventuali correnti di guasto. In una casa anni ’80, è molto probabile che l’impianto di terra sia obsoleto, sottodimensionato o addirittura assente. Si stima che il 65% delle case italiane costruite prima del 1980 necessiti di un adeguamento dell’impianto di terra.

Un impianto di terra inefficiente non è solo un rischio per le persone, ma anche per i suoi elettrodomestici. Gli apparecchi moderni, specialmente quelli “smart” ricchi di elettronica sensibile, sono vulnerabili a sbalzi di tensione e correnti parassite. Un buon impianto di terra li protegge. Il valore di resistenza di terra deve essere basso, idealmente inferiore ai 20 ohm. Valori superiori indicano un sistema inefficace. Un caso studio emblematico riguarda un condominio del 1975 a Milano, dove la misurazione ha rilevato una resistenza di 45 ohm, un valore pericolosamente alto che ha richiesto un intervento immediato. Lo stesso studio ha rivelato un dato sconfortante: meno del 10% delle dichiarazioni di conformità esistenti erano compilate correttamente, a riprova della discrepanza tra conformità formale e sostanziale.

La verifica dell’impianto di terra non è un’operazione “a vista”, ma richiede una misurazione strumentale specifica, da far eseguire a un elettricista qualificato secondo la norma CEI 64-8. Questo test è uno dei pilastri su cui si basa la Dichiarazione di Conformità.

Caso Studio: La verifica della terra in un condominio milanese

In un condominio del 1975, la verifica dell’impianto di terra secondo il DPR 462/01 è stata un passo obbligato. Durante l’analisi, è emerso che solo il 10% delle Dichiarazioni di Conformità pregresse erano compilate a regola d’arte. La misurazione strumentale ha dato il verdetto finale: una resistenza di terra di 45 ohm, più del doppio del limite di sicurezza di 20 ohm. Questo valore indicava un grave rischio per la sicurezza e ha reso necessario un immediato intervento di adeguamento per proteggere sia le persone che gli apparecchi collegati.

Investire nel rifacimento o nell’adeguamento della messa a terra non è un costo, ma un’assicurazione sulla vita per lei e per la tecnologia che popola la sua casa.

Come controllare l’agibilità e i permessi edilizi prima di firmare il compromesso?

Prima ancora di discutere di materiali e impianti, c’è una fase di “diagnosi preventiva” che ogni acquirente di una casa da ristrutturare dovrebbe eseguire: la verifica della conformità urbanistica e catastale. Comprare un immobile con abusi edilizi o con documenti non in regola significa ereditare problemi che possono bloccare i lavori di ristrutturazione, impedire l’accesso a bonus fiscali e compromettere la futura rivendita. La Dichiarazione di Conformità degli impianti è solo l’ultimo tassello di un puzzle molto più grande.

Prima di firmare il contratto preliminare (compromesso), è suo diritto, e dovere, richiedere al venditore tutta la documentazione dell’immobile. Il documento chiave è il Certificato di Agibilità (o la Segnalazione Certificata di Agibilità), che attesta le condizioni di sicurezza, igiene e salubrità. A questo si aggiungono l’ultimo titolo edilizio (es. Permesso di Costruire), la planimetria catastale e, ovviamente, le DiCo degli impianti esistenti. È fondamentale che un suo tecnico di fiducia (geometra o architetto) verifichi la doppia conformità: lo stato di fatto dell’immobile deve corrispondere sia ai disegni depositati in Comune (conformità urbanistica) sia alla planimetria depositata al Catasto (conformità catastale).

E se mancano le Dichiarazioni di Conformità degli impianti esistenti? Questo può accadere in immobili molto vecchi. La legge prevede una soluzione, come spiega un esperto del settore:

Il rogito non è nullo per mancanza attestati conformità, ma deve essere specificato nell’atto notarile e l’acquirente deve impegnarsi a far adeguare l’impianto a sue spese

– Notaio Roberto Santarelli, Guida acquisto immobili 2024

Questa clausola, però, deve essere per lei un campanello d’allarme. Significa che il costo (e la responsabilità) del rifacimento totale degli impianti sarà a suo carico, un fattore da considerare attentamente nella trattativa sul prezzo di acquisto. Acquistare un immobile “al buio” è il primo passo verso una ristrutturazione piena di imprevisti.

Una due diligence documentale ben fatta, magari tramite una Relazione Tecnica Integrata redatta da un professionista, è la migliore polizza assicurativa contro le brutte sorprese.

Quando staccarsi definitivamente dal contatore del gas conviene economicamente?

Una delle decisioni più radicali e lungimiranti in una ristrutturazione è quella di creare una casa “gas-free”, basando tutto sull’energia elettrica. Questa scelta, spinta dalla ricerca di efficienza energetica e sostenibilità, comporta la sostituzione della vecchia caldaia a gas con una pompa di calore per il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria, e l’installazione di un piano a induzione in cucina. Ma al di là dei benefici ambientali, quando conviene economicamente?

La risposta dipende da un’attenta analisi costi-benefici. L’investimento iniziale per una pompa di calore è significativamente più alto rispetto a una caldaia a condensazione. Tuttavia, questo costo viene ammortizzato nel tempo grazie a diversi fattori: un costo di esercizio inferiore (l’energia elettrica per la pompa di calore costa meno del gas per produrre la stessa quantità di calore), l’eliminazione dei costi fissi della bolletta del gas (circa 120-150€ all’anno), e l’accesso a incentivi fiscali più vantaggiosi come l’Ecobonus al 65%. Inoltre, questo intervento contribuisce a un significativo miglioramento della classe energetica dell’immobile, aumentandone il valore.

L’efficienza di una pompa di calore, misurata dal COP (Coefficiente di Prestazione), non è costante ma varia in base alla temperatura esterna. Per questo, la convenienza economica è strettamente legata alla zona climatica. Come indicano i dati ENEA sulle zone climatiche italiane, una pompa di calore è molto più efficiente al Sud Italia (COP medio di 4.2) rispetto alle zone alpine (COP 2.8), dove potrebbe essere necessario un sistema di backup per i giorni più freddi. La tabella seguente offre un’analisi comparativa per una famiglia tipo italiana, basata su un’analisi di settore.

Analisi costi gas vs pompa di calore per famiglia tipo italiana
Voce di costo Sistema a gas Pompa di calore
Investimento iniziale 3.000-4.000€ 8.000-12.000€
Costo annuo riscaldamento 1.200-1.500€ 600-900€
Quota fissa gas annua 120-150€ 0€
Manutenzione annua 150-200€ 100-150€
Incentivi fiscali 50% 65% Ecobonus
Tempo ammortamento 7-10 anni
Miglioramento classe APE Nessuno +2 classi

Staccarsi dal gas è una scelta che va ponderata attentamente, ma che, se inserita in un progetto di ristrutturazione energetica globale, rappresenta la via maestra per una casa moderna, efficiente e di maggior valore.

Punti chiave da ricordare

  • La Dichiarazione di Conformità è la fine di un processo, non il suo inizio. La vera conformità si costruisce con scelte tecniche preventive.
  • Il “debito tecnico” è reale: materiali economici e dimensionamenti errati oggi si traducono in costi di manutenzione e guasti domani.
  • La sicurezza strutturale e la conformità urbanistica sono prerequisiti non negoziabili che precedono qualsiasi intervento impiantistico.

Come rinnovare l’impiantistica di una casa anni ’80 per saltare 2 classi energetiche APE?

Ottenere la Dichiarazione di Conformità significa rendere un impianto sicuro e a norma di legge. Ma in un’ottica di valorizzazione immobiliare, il passo successivo è renderlo efficiente. Rinnovare l’impiantistica di una casa anni ’80 offre un’opportunità unica per compiere un salto di almeno due classi energetiche sull’Attestato di Prestazione Energetica (APE), trasformando un edificio energivoro in un’abitazione moderna e a basso consumo. Questo non solo riduce drasticamente le bollette, ma aumenta in modo tangibile il valore di mercato dell’immobile.

Il salto di classe non si ottiene con un singolo intervento, ma con un approccio sistemico. La base di partenza è sempre una diagnosi energetica per capire dove si disperde calore. Gli interventi trainanti sono solitamente l’isolamento termico dell’involucro (cappotto) e la sostituzione del vecchio impianto di riscaldamento con una pompa di calore ad alta efficienza. A questi si aggiungono la sostituzione degli infissi e l’installazione di un sistema di Ventilazione Meccanica Controllata (VMC) per garantire il ricambio d’aria senza disperdere calore.

Caso Studio: Ristrutturazione energetica a Torino

Un appartamento torinese del 1985 è riuscito a ottenere il salto di 2 classi energetiche APE attraverso un intervento mirato. L’installazione di un impianto fotovoltaico da 4,5 kW sul tetto, abbinato a un sistema elettrico che alimenta scaldabagno, forno e altri elettrodomestici, si è rivelata decisiva. Pur con un costo iniziale, l’investimento viene ripagato nel tempo grazie a bollette quasi azzerate e a costi di gestione contenuti, dimostrando come l’autoproduzione di energia sia una delle leve più potenti per l’efficienza.

L’integrazione di un impianto fotovoltaico è spesso l’elemento che fa la differenza, permettendo di alimentare la pompa di calore e gli altri carichi elettrici con energia pulita e gratuita. La combinazione di questi interventi, se ben progettata, garantisce il raggiungimento dell’obiettivo. È fondamentale, però, affidarsi a un tecnico che possa redigere un APE ante-operam e un APE post-operam per certificare il risultato ottenuto e permettere l’accesso alle detrazioni fiscali.

Per un progetto di valore duraturo, è cruciale capire come integrare l'efficienza energetica fin dalla fase di progettazione degli impianti.

Ora che ha la mappa per evitare gli errori più gravi e per comprendere le opportunità di valorizzazione, il prossimo passo è affidarsi a un tecnico che non si limiti a “eseguire”, ma che condivida con lei una visione d’impianto strategica. La sua tranquillità e il valore del suo investimento dipendono da questa scelta.

Scritto da Alessandro De Luca, Ingegnere Termotecnico ed Elettrico (MEP), specializzato in efficientamento energetico, domotica avanzata e impiantistica residenziale. Progetta sistemi integrati per il comfort abitativo da oltre 10 anni, focalizzandosi su soluzioni a zero emissioni e Smart Home.